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LAURA ORSINI
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L’odio etnico ha ormai superato ogni limite.
Gli abitanti di Torino, città da sempre multietnica ed in prima linea nell’accoglienza dei cittadini extracomunitari, sono ancora increduli ed arrabbiati per il gesto di inaudita violenza commesso ai danni degli abitanti di un campo rom abusivo situato alla periferia della città.
L’episodio si è svolto nel quartiere delle Vallette nell’arco di poche ore, a causa della bugia di una ragazza di sedici anni, colpevole forse di essere cresciuta in un contesto familiare molto conservativo che le imponeva di rimanere vergine fino al giorno del matrimonio. Ed ecco che, inevitabilmente, per nascondere la “vergogna” di aver consumato il suo primo rapporto sessuale “prima del tempo” e per tentare di evitare la severa punizione da parte dei genitori, si è inventata la storia dello stupro ad opera, a suo dire, di “due stranieri”. Il fratello, accorso in suo aiuto, l’ha trovata senza pantaloni e sanguinante dalle parti intime e l’ha quindi accompagnata a sporgere denuncia. La sua versione, tuttavia, non ha completamente convinto gli agenti e, a distanza di ore, la ragazza non ha retto al peso della menzogna raccontata ed ha confessato di essersi inventata tutto.
Nel frattempo, però, la famiglia della giovane era già insorta, organizzando una manifestazione contro i rom del campo nomadi della Continassa. Una manifestazione che si ritiene essere stata premeditata da tempo, annunciata da volantini inseriti nelle cassette della posta delle Vallette. Alcuni cittadini, accortisi del contenuto dei volantini, avevano dato l’allarme e, per questo, molti nomadi si erano allontanati per portare mogli e figli in posti più sicuri. In un primo momento i sospetti erano ricaduti anche su un gruppo di ultras juventini: dubbi ben presto fugati.
Mentre in Commissariato la versione della ragazza perdeva sempre più credibilità, un centinaio di persone era scesa in strada per sostenerla, inneggiando all’odio verso l’etnia rom; di queste, una trentina di violenti ha successivamente fatto irruzione nel campo nomadi, devastando ed appiccando il fuoco alle roulotte prima di tentare di dileguarsi per evitare l’arresto. Di questi, due uomini di 59 e 20 anni sono stati fermati per danneggiamento, incendio doloso, resistenza e, per uno dei due, porto di oggetti atti ad offendere. Il tutto con l’ aggravante dell’odio etnico. Si indaga sugli altri partecipanti all’assalto. Il bilancio dei danni avrebbe potuto essere molto più grave e provocare la morte di innocenti.
L’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, commentando l’attacco al campo nomadi afferma: “Di fronte al grave episodio di intolleranza violenta e razzista mi sento umiliato e ferito, sia come cristiano, membro di una comunità che vanta nella sua storia la testimonianza dei santi sociali, sia come cittadino di una città’ dove migliaia e migliaia di persone operano ogni giorno con grande generosità e gratuità verso poveri, immigrati e gli stessi rom”.
Per il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri non vi sono scusanti e condanna non solo il raid, ma ”ogni azione violenta, giustizialista e razzista, in qualsiasi parte del paese”, poi aggiunge: ”Torino, citta’ che da sempre ha dato esempio concreto di convivenza civile, non si identifica in quel manipolo che ha incendiato la casa dei rom”. Anche perche ”a nessuno deve passare per la testa che i problemi si risolvono con la violenza. Meno che mai con la violenza nei confronti del “diverso”, dello “straniero”. ”Non può, non deve e non faremo passare l’idea che c’è qualcuno, o qualche gruppo, che sta al di sopra degli altri. Non può, non deve e non faremo passare l’idea che la violenza sia la strada per scaricare tensioni sociali, stati di disagio, arretratezza culturale”. La Cancellieri conclude poi con una precisazione: “‘Con la presenza dello Stato, con l’educazione, con la cultura, con la solidarietà dobbiamo cancellare il concetto stesso di “spedizioni punitive”, espressione che deve restare relegata ai libri di storia”.
Il concetto è quindi uno solo: non ci si può far giustizia da soli. Una “giustizia” che, in questo caso, si è trasformata in ingiustizia. A tal proposito, anche il Sindaco Fassino si dice amareggiato per il gesto compiuto dai facinorosi e commenta così: “Quello che è accaduto a Torino ieri sera è inaccettabile per una città capitale dell’accoglienza. In nessun paese civile si può accettare che si dia luogo a un linciaggio verso persone assolutamente innocenti”.
La ragazzina, resasi conto della gravità del suo gesto solo dopo aver visto in tv le immagini del campo rom incendiato, ha deciso di scrivere una lettera di scuse rivolta “soprattutto ai bambini del campo”: lettera pubblicata su alcuni quotidiani online. ”Ho visto in tv le immagini delle fiamme al campo nomadi e mi sono sentita male. Mi vergogno da morire: mi sono resa conto solo ora di quello che e’ successo. Mi sono inventata quella storia”, scrive ancora la ragazza, “che erano stati due rom, appena ho visto mio fratello passare per la strada. In quel momento non ho pensato alle conseguenze. Chiedo scusa a tutta la gente del quartiere per la rabbia che ha suscitato la mia bugia. La colpa e’ solo mia. Sono pronta ad affrontare le conseguenze di quello che ho fatto”.
Nei suoi confronti adesso la Procura di Torino si muoverà per simulazione di reato, ma nulla potrà cancellare dalla sua vita la vergogna per il gesto compiuto.
(Laura Orsini)
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16 dicembre 2011 at 8:27 PM
[...] Foto tratta da “Tra multimedia e precarietà” [...]